EX VOTO: VALENZA SOCIO-RELIGIOSA
Ex voto
è
una locuzione latina,
ellissi di ex voto suscepto, che si potrebbe tradurre
"secondo promessa fatta" o semplicemente "da promessa fatta".
È
formula apposta ad un
oggetto offerto in dono alla divinità in genere, e, in età
cristiana, a Dio, alla Madonna, ai santi, in particolare al santo
protettore, per grazia ricevuta (P.G.R.), o in adempimento di una
promessa fatta, indipendentemente dal risultato sperato. Tuttavia
può indicare l'oggetto stesso.
La formula deriva dalla parola
"voto" che, secondo i migliori lessici latini e secondo gli
studiosi, viene da vovére, verbo che sta a significare un
obbligo liberamente assunto con la divinità oppure anche un
desiderio ardente (cupere).
Il voto, pertanto, può essere definito promessa alla divinità con la
quale un individuo o addirittura un popolo, una città o una nazione,
si impegnano a compiere una determinata azione. Il voto è atto di
religione, e, in quanto tale, stabilisce una relazione tra la
creatura razionale e la divinità. Il popolo fa grande uso del voto e
ne sono testimonianza quadri ed oggetti che adornano i santuari, gli
altari e le statue sacre e che, essendo in adempimento di un voto,
sono volgarmente chiamati ex voto. Infatti l'ex voto, quale
espressione del voto, come del resto il voto stesso, appartiene alla
virtù della religione che nel suo significato più ampio è
applicabile ad ogni tipo di religione, perché sta ad indicare un
legame di dipendenza tra l'uomo e la potenza superiore. Il voto,
come l'ex voto, sono l'espressione di una religiosità personale,
familiare, sociale, nazionale e quindi titolo di religiosità
popolare che comunemente viene considerata la più semplice e
semplicistica, ma senza dubbio
è
di per sé la più genuina e sincera.
Il significato più comune che si dà alla parola "religiosità" è
l'atteggiamento umano che si riconosce e realizza il rapporto con
Dio, e popolare in quanto la trasmissione del messaggio religioso
avviene in modi e dimensioni recepibili al minimo livello culturale.
Ma la promessa fatta nel voto non ha il carattere delle promesse
umane che vengono fatte per l'utilità dell' altro, perché nella
promessa che viene elevata a Dio l'utilità ricade su di noi nel
senso che "facendo il voto fissiamo immutabilmente la nostra volontà
in ciò che ci occorre fare" (s. Tommaso d'Aquino). Il voto più che
catturare Dio viene a sostenere la volontà dell'uomo rendendola
ferma nella pratica del bene. L'offerta non è più oggettuale e
neppure canonica, ma di un cuore sequestrato nella dedizione a Dio e
agli altri. È
sempre supposto
che il voto venga emesso prudentemente e non, come si dice, a cuor
leggero, un voto che esce dal cuore, perché se alcuno fosse
moralmente conscio che l'ammissione del voto divenisse per lui
occasione certa e continua di peccato, allora il voto, per lui,
sarebbe più un male che un bene. Perciò la bontà dell' atto votivo
viene ascritta alla virtù della religione. Difatti il "far voto" e
l'adempirlo può, espressamente, essere posto tra i modi di onorare
Dio; e questo appartiene appunto alla virtù della religione.

Le condizioni del voto derivano direttamente dalla sua natura:
-
la capacità di disporre della propria volontà, per cui i voti di chi
non ha piena capacità di obbligarsi non sono validi senza il
concorso di chi è in grado di assicurare la buona volontà del
votante (padre, marito, tutore, ecc.);
-
la disponibilità della cosa votata, per cui è nulla la promessa di
cose che fossero già consacrate alla divinità: era questo uno dei
punti più controllati del diritto pontificale romano;
-
la qualità morale della cosa votata, criterio questo che è relativo
all' altezza morale dettata dalla religione che si pratica.
Sul far voto e sulla necessità di adempierlo, nel Deuteronomio,
23, Prescrizioni varie, i versi 22-24 sono molto chiari:
"Quando tu avrai fatto un voto al Signore, Iddio tuo, non tardare a
compierlo, perché il Signore, Iddio tuo, te ne chiederebbe
certamente conto, e tu saresti reo di peccato. Ma se ti astieni dal
far voti non ci sarà peccato per te. Mantieni la parola che avrai
pronunziato con le tue labbra, e adempi il voto che liberamente hai
fatto al Signore, Iddio tuo, con la tua propria bocca". 
Pertanto, l'ex voto, in quanto testimonianza di una crisi
esistenziale (chi sta bene, chi non ha problemi, chi non deve
derimere una situazione non ricorre al divino, non promette, non fa
voti, anzi, per ringraziare il Signore del proprio star bene, non fa
voti ma elargisce beni, fa donazioni), esplica un intervento,
divenendo testimone, svolgendo cioè una funzione testimoniale
definibile anzitutto come religiosa, sempre in riferimento al clima,
alla situazione del tempo ed anche dalla tradizione.
L'ex voto, nelle sue varie forme e modi è, nel suo insieme, il segno
di un messaggio, di una supplica precedente, spesso di un preciso
impegno preso, sempre di una grazia ricevuta (la sigla P.G.R. dev'essere
tenuta costantemente presente) o di un efficace e positivo contatto
realizzato, di un successivo atto di ringraziamento di una
testimonianza pubblica che resta come segno di una presenza sia
dell'offerente graziato che del protettore.
Si può dire inoltre che gli ex voto, come qualsiasi documento
storico, testimoniano una situazione. Il loro valore quale fonte è
indiscutibile, più discutibile, piuttosto, diventa la nostra
capacità di lettura. L'ex voto bisogna prenderlo in considerazione
così come si presenta, per ciò che ha significato e significa in
relazione ad un contesto culturalmente abbastanza ampio. L'ex voto è
un fenomeno di comportamento nei rapporti col soprannaturale tra i
più antichi e diffusi, un rapporto di cultura e/o arte religiosa tra
i più funzionali e commerciali a livello popolare; un segno di fede
e di costume devoto tra i più comunitariamente significati e
comunicati.
Data la poliedricità dei suoi aspetti, quali si presentano allo studioso e allo spettatore colto, può essere visto come testimonianza di fede semplice, ingenua o perfino superstiziosa, che si ritenga sempre e comunque così manifestata a livello popolare, come documento di cultura in senso etnologico o manufatto di industria locale e di arte minore, come espressione di un linguaggio visivo e parlato (più che scritto) proprio della cultura popolare, essenzialmente orale, e simbolo multiforme di una tradizione devota, risalente per via archeologica alla preistoria e attestata nel mondo greco romano, influenzato, poco o molto, se non per certi aspetti, dalla tradizione signorile delle offerte e pitture (G.B. Bronzini).

Scritte votive sono infatti presenti nell'antichità classica e
nell'età paleocristiana; tutte le culture conoscono l'esistenza di
questa forma di pietà popolare (Voto suscepto libens posuit,
Votum solvens libere posuit, scrivevano gli antichi pagani),
bisogna precisare che l'ex voto cristiano è diverso da quello
pagano; l'ex voto non è sopravvivenza della religione antica, ma è
piuttosto una forma religiosa che ha subito una profonda
trasformazione. "Nell'ex voto cristiano non ha molto rilievo
l'apporto magico-religioso, mentre si tratta piuttosto di una
dimostrazione di affetto, il bisogno cioè di offrire a Dio un dono,
un segno; è una preghiera che si è tradotta in immagine" .Per
renderci maggiormente conto del significato che ha assunto nel
tempo, e assume ancora oggi l'ex voto, si rendono opportune alcune
brevi notizie storiche. L'ex voto rientra sempre nel significato
religioso e perciò è l'espressione esterna, rituale, sacrificale del
sentimento religioso di un individuo, di un popolo. Sacrificando
qualcosa e consacrando se stesso, il soggetto compie sempre un atto
sacro, un atto di culto: costruire templi ed altari, portare doni
votivi, dedicarsi ad una vita di missione, tutto ciò fa parte delle
manifestazioni del sentimento di religione nella forma esteriore; e
ciò si è sempre verificato nel tempo, da quando cioè un certo senso
religioso è penetrato nel cuore dell'uomo. Gli ex voto, pertanto,
sono sempre esistiti in tutte le religioni. Si tenga presente che
sia presso i Greci che presso i Romani venivano praticati voti
pubblici e riguardavano !'intera collettività; i voti privati erano
individuali per malattie, parti, viaggi di mare, ecc.
Per gli ex voto presenti nel Cristianesimo si tratta di stabilire
attraverso un qualcosa, un rapporto con Dio, con la Vergine, o con i
Santi.
Già sulla fine del VI secolo sulla croce del Golgota vi erano
numerosi ex voto e nella grotta di Betlemme, lo stesso presepio era
ornato con oro e argento. Nella tradizione cristiana, già nell'Alto
Medioevo, il segno di ex voto si definisce prima sotto forma di ceri
e candele di varia grandezza (talora di dimensioni della persona
offerente), poi sotto forma di pani o altri cibi, fino ad altre
forme, anche di animali ed oggetti di vario tipo.
Nella tradizione cattolica della Controriforma, l'ex voto, in un
primo momento, appare come un prodotto abbastanza alto, talora di
gara a chi potesse farlo più grande, più bello e più costoso. Poi,
dalle classi agiate è avvenuto un progressivo trasferimento verso le
classi umili, in particolare verso gli ambienti di campagna, con
diverse caratterizzazioni, sotto forma della cosiddetta "arte
povera", prodotto di artigianato modesto o di piccola bottega. Ma
non tutte le località hanno subito lo stesso processo; in alcuni
luoghi sono state le classi alte a seguire le "devozioni" degli
umili, anche se poi gli ex voto si differenziavano per la natura,
per il costo e le dimensioni.
È
stata l'impostazione
metodologica ottocentesca che ha segnalato la matrice
prevalentemente rurale degli ex voto; oggi, invece, sono tutti
concordi nel leggere in chiave più ampia la fenomenologia estesasi
in diversi strati sociali. In una analisi del genere, ciò che appare
evidente è una certa similitudine e mentalità di intendimento
religioso, al di là di classi sociali e differenziazioni
socio-culturali. Nobili e popolo, colti e analfabeti, hanno sempre
interpretato l'intervento divino in un'ottica simile, anche se
ovviamente, con istanze culturali e psicologiche diverse. Ma il fine
principale non ha mai subito delle modificazioni notevoli in
funzione della classe, le varianti sono da ricercare in una diversa
interpretazione del valore dell'ex voto in relazione ai periodi
storici" (M. Centini). 
Perciò non si tratta soltanto di un'espressione delle classi
subalterne: l'ex voto appartiene a tutte le classi sociali. Un'
altra affermazione, secondo A. Savioli, riguarda l'introduzione di
diverse categorie: religione d'élite e religione degli ignoranti,
come a dire che c'è una profonda differenza tra l'ex voto
dell'offerente che appartiene ad un ceto alto, agiato e l'ex voto di
chi appartiene alla classe degli umili. La suddivisione tra
"patrizi" e "plebei" tende a rimanere immutabile, ma nella religione
vige l'uguaglianza. La religione popolare è la stessa religione
ufficiale vissuta secondo le abitudini o le resistenze mentali degli
ambienti storici locali, e non è folklore, superstizione e magia, ma
fede nell' onnipotenza di Dio.
"È
vero che nella religione
popolare il contenuto della rivelazione cristiana è rivissuto nei modi e
nelle forme di un'immaginazione ingenua; ma è un'immaginazione autentica
nel senso che il Cristianesimo è messaggio di salvezza e può incarnarsi
in tutte le culture, dal di dentro e maturarle umanamente e
soprannaturalmente. Bisogna perciò rammaricarsi quando, interpretando
il fenomeno degli ex voto, la letteratura recente, tende a ignorare la
pregnanza dell'elemento trascendente, e riduce la religione a ideologia
con presunti caratteri di consapevolezza critica" (A. Savioli).
Il
voto - bisogna tenerlo presente - è una promessa fatta a Dio; il voto è
un qualcosa di nostro che offriamo a Dio; il voto, indirettamente,
obbliga la persona a donare; !'impegno è soprattutto morale. Perciò è
opportuno distinguere l'oggetto, cioè ciò che si vede, ciò per cui l'ex
voto diviene segno, realtà, se si attua, dalla motivazione o causa di
ciò che si dà, dell'oggetto, che, però, ne sta a fondamento in quanto
rappresenta ciò per cui si è obbligati. L'oggetto viene offerto da una o
più persone naturali, vive, non più sofferenti, ma contente per lo
scampato o evitato pericolo. Ci sono anche voti di richiesta con ex voto
da donare in caso di accoglimento ed esaudimento della richiesta. I: "se
va bene, io poi ... "; "se tu mi vieni incontro, io poi ... "; ma sono
presenti molto raramente. La pratica dell'offerta, della
donazione/oblazione, nella quale rientra a pieno titolo l'ex voto, va
oltre l'ex voto stesso. Tramite questa pratica si distruggono in parte i
frutti del lavoro, ma ci si assicura la protezione, che è senza prezzo.
L'offerta può assumere forme diverse: l'atto del dono, di
ringraziamento, nei confronti della Chiesa o del Santuario, può assumere
la forma e l'aspetto di un materiale prezioso (oro, argento,per
esempio), o di beni immobili (case, terreni), che sono consegnati alla
Chiesa, ma non vengono alienati. L'ex voto oggettuale si configura come
un necessario atto alla generosità. Si presuppone che l'altra parte,
cioè il ricevente accetti, una accettazione muta, meritatamente.Per
comprendere e valutare un ex voto, l'esame non può esaurirsi con la
valutazione dell' oggetto "ex voto" in se stesso, ma piuttosto bisogna
prendere in considerazione la vasta gamma di fenomeni religiosi,
culturali e di culto. Nell'ex voto si concentra quindi un vasto mondo; è
una vera e propria fonte storica, è testimonianza connotata in primo
luogo da una componente religiosa.
È
senza
dubbio uno degli elementi socio-culturali che si propiziano al crocevia
dell'incontro stesso tra oggettività e soggettività, tra momento e
documento storici.
È
un
oggetto che possiede come particolare attributo quello di comunicare in
quanto oggetto che è essenzialmente immagine: qui si esterna infatti la
funzione prima (staccata in linea di massima, dalla forma dell' oggetto
stesso) dal comunicare e, subordinatamente, dall' esprimere, facendo
trasudare rappresentazioni, azioni sociali, funzioni, messaggi simbolici
(A. Turchini).

L'oggetto votivo è presente là per rinnovare all' altro, chiamato in causa proprio dalla presenza del dipinto o dell'oggetto in quel posto particolare di un luogo sacro, un luogo che costituisce una fonte di potenza, attestata proprio dalla presenza di tanti voti. Esemplificando, mentre per numerosi ex voto oggettuali è difficile comprendere il caso, le motivazioni, il perché quell' oggetto si trovi in quel luogo sacro, per l'ex voto dipinto (le tavolette dipinte rappresentano la stragrande maggioranza degli ex voto) l'elemento caratterizzante che costituisce, nello stesso tempo, anche il suo vantaggio comunicativo rispetto agli altri tipi di ex voto, è la possibilità di esprimere la modalità completa della grazia ricevuta: la rappresentazione del caso, spesso eseguito in modo particolareggiato, la visualizzazione.dell'intervento divino, l'attestazione della grazia ricevuta.
Marzia Succi